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B.E.A.

Books, Events, Auctions.

In questa pagina racchiudiamo le cose che ci piacciono davvero tanto e che vogliamo condividere: libri e nuove pubblicazioni, eventi particolari, notizie dal mondo delle aste, mostre e inaugurazioni.

Napoli - Il lungo cammino artistico di Joan Miró, dal 1927 al 1986, corre da Porto a Napoli portandosi dietro l’universo onirico e febbrilmente creativo del maestro spagnolo che Jacques Prévert aveva definito “un innocente con il sorriso sulle labbra che passeggia nel giardino dei suoi sogni”.
Dal 25 settembre al 23 febbraio il PAN - Palazzo delle Arti Napoli - omaggia l’artista con la mostra “Joan Miró. Il linguaggio dei segni”, organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.
In occasione dell’appuntamento, che si preannuncia come il più importante evento culturale della stagione autunnale napoletana, arriveranno nel capoluogo campano 80 opere - tra quadri, disegni, sculture, collage e arazzi - provenienti dalla straordinaria collezione di proprietà dello Stato portoghese in deposito alla Fondazione Serralves di Porto.
A cura di Robert Lubar Messeri, professore di storia dell’arte all’Institute of Fine Arts della New York University, e sotto la guida di Francesca Villanti, il percorso sarà un racconto sull’evoluzione dello stile dell’artista che riuscì a trasformare gli oggetti caratterizzanti le sue opere in segni visivi, anticipando il linguaggio dell’arte del Ventesimo secolo.
Ad attendere i visitatori sarà una profonda esplorazione della materialità che supera le costrizioni della tela e del colore utilizzando ogni supporto e materiale necessario per dare forma a quell’evasione poetica di Miró.
Nel 2014 lo Stato portoghese impedì la vendita della collezione, preservando un patrimonio di inestimabile valore per il popolo portoghese. Tra ottobre 2016 e giugno 2017 le opere furono presentate per la prima volta al Museo Serralves di Porto, in occasione di un’ esposizione che ha ottenuto oltre 300mila visitatori.
A settembre il percorso arriverà a Napoli offrendo al pubblico l’opportunità di sfogliare le tappe del cammino artistico del pittore spagnolo, esplorando i momenti nodali della sua carriera, i cambiamenti, gli elementi di continuità.

DAL 25 SETTEMBRE AL 23 FEBBRAIO AL PAN - PALAZZO DELLE ARTI NAPOLI

A NAPOLI 60 ANNI DI MIRÓ

Per Giorgio Vasari "fu ne' suoi tempi tenuto in Italia tanto famoso e l'opere sue in tanto pregio, quanto nessun altro in qualsivoglia tempo sia stato già mai ". Si riferiva a Luca Signorelli, straordinario maestro del Rinascimento italiano a cui i Musei Capitolini dedicano una mostra da non perdere a Palazzo Caffarelli - "Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte", fino al 3 novembre; info museicapitolini. org - con prestiti internazionali e un nucleo consistente di opere (circa sessanta), molte delle quali esposte per la prima volta nella capitale.
Il biografo aretino, però, nell'edizione del 1568 delle Vite, commise una disattenzione, pubblicando un ritratto del tutto differente dall'autoritratto che Signorelli aveva inserito nella cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto, capolavoro di quasi settant'anni prima, in cui si effigiava con chioma folta e lunga. Dall'incisione nelle Vite è stato tratto anche il busto del maestro che Pietro Pierantoni scolpì nel 1816 per il Pantheon; d'altronde, l'autorevolezza del Vasari era considerata indiscutibile, mentre il grande equivoco era partito proprio da lui, che aveva confuso il ritratto di un capitano di ventura, realizzato dal Signorelli a Città di Castello, per un autoritratto.La storia dell'arte è una storia di uomini e donne e quindi l'errore è dietro l'angolo. A risolvere enigmi e scivoloni ci pensano però gli storici, facendo dialogare opere e documenti, fonti dirette e indirette. Accade anche stavolta con la mostra - curata da Federica Papi e Claudio Parisi Presicce -, che parte proprio da qui, da un singolare errore, a cui è dedicata la prima sala, per poi immergersi nella grande narrazione che si concentra soprattutto sul rapporto tra Signorelli e la Città eterna. È evidente nello sguardo sulle architetture, le rovine e le antichità classiche che affiorano in opere paradigmatiche, intense e corali. Basti pensare allo stupefacente Martirio di San Sebastiano del 1498 circa, proveniente dalla pinacoteca di Città di Castello (la pala è stata restaurata per l'occasione).
Signorelli, nato intorno al 1450 a Cortona, dove muore nel 1523, nel 1481 è chiamato, insieme a Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Pietro Perugino e Cosimo Rosselli, a intervenire nella Cappella Sistina. Vasari sostiene che i suoi interventi furono reputati dagli " altri artefici " i migliori interventi del ciclo. Ma non è bastato, evidentemente. Secondo i documenti, la successiva trasferta romana è di venticinque anni dopo: a questo passaggio risale la cena, alla presenza anche di Perugino e Pinturicchio, nella casa dell'architetto Donato Bramante, che però aiuta l'esordio in città di Raffaello, soppiantando irrimediabilmente l'aurea del cortonese.
In mostra si rintracciano anche i rapporti con Michelangelo (come risulta anche da una sua lettera autografa indirizzata a Signorelli), che tra l'altro ebbe modo di apprezzare il suo Giudizio Universale nel duomo di Orvieto. La Madonna col bambino del Metropolitan di New York è uno dei capolavori di questa mostra che si inaugura a luglio, mese solitamente di riposo per i musei, ed evidenzia il tema degli affetti materni riproposti anche in altre opere; mentre documenti e sculture segnalano connessioni tra antico e Rinascimento. Il percorso si conclude con una sezione sulla fortuna critica e antiquaria e agli influssi che l'artista ha avuto in due pittori del Novecento italiano, Corrado Cagli e Franco Gentilini.

Lorenzo Madaro 

A Palazzo Caffarelli l'omaggio al meastro del Rinascimento italiano

Signorelli, l'identità di un genio: la mostra ai musei Capitolini

Chiudete gli occhi. Immaginate la suggestione delle forme geometriche, la spiritualità dei marmi sprigionate da alcune delle più note opere dell’antichità conservate al Museo Egizio del Cairo. Ora l’incontro con queste opere è possibile anche alle persone non vedenti grazie al percorso tattile sviluppato in collaborazione con l’italiano Museo Tattile Statale Omero di Ancona. 

LE OPERE SCELTE

Dodici le opere scelte per la lettura tattile, tra le più note al mondo, tra le quali: il faraone Amenhotep II (1428-1397 a.C.) con la dea Meretseger; la statua seduta della dea Sekhmet, dal tempio di Mut entrambe da Karnak (Luxor); la sfinge del faraone Amenemhat III (1842-1794 a.C.); la triade del faraone Menkaura (2494-2472 a.C.), da Giza.  D’ora in poi queste opere si potranno toccare, e saranno corredate dalle relative targhe didascaliche in Braille inglese, arabo e italiano; inoltre ogni opera sarà fornita di reading pen con i file audio nelle tre lingue con le relative didascalie e descrizioni. Oltre a ciò viene consegnata una mappa a rilievo del museo con l’indicazione della posizione delle opere e relativa legenda in Braille inglese e arabo.

I CORSI DI FORMAZIONE

Nei giorni dell’inaugurazione, Aldo Grassini, presidente del Museo Omero, insieme ai due operatori Andrea Socrati ed Annalisa Trasatti, sono stati docenti di un corso di formazione per gli operatori museali egiziani per creare un sistema di accessibilità per le persone con disabilità visiva, affrontando temi che vanno dall’educazione dei sensi, alla formazione dell’immagine tattile e valutazione estetica, fornendo quindi anche tecnologie e strumenti per futuri sviluppi. Durante il corso le esercitazioni sulla lettura tattile si sono articolate su quattro elementi: la scultura, l’architettura, la pittura, l’archeologia. È stato poi progettato e condiviso un percorso di accessibilità del museo, definendo attività educative specifiche e una corretta comunicazione e studiando possibili sinergie con il territorio per la migliore inclusione culturale e sociale delle persone con disabilità visiva.

La colossale statua di Ramesse II

IL PROGRAMMA DEL MINISTERO

Il coinvolgimento del Museo Omero rientra nel programma “Vivere all’italiana” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale coordinato dall’Istituto Italiano di Cultura diretto da Paolo Sabbatini e dal Centro Archeologico Italiano del Cairo con la manager Giuseppina Capriotti Vittozzi.
Uno scambio Italia- Egitto di esperienze altamente professionali, che colpisce positivamente per la sensibilità delle autorità egiziane nei confronti dell’accessibilità ai beni culturali, benché, si spera, la cultura possa portare anche maggiore sensibilità su altri temi. 

COLLABORAZIONE DEL MUSEO TATTILE STATALE DI ANCONA CON IL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO CHE RIENTRA NEL PROGRAMMA “VIVERE ALL’ITALIANA” DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER L’ACCESSIBILITÀ DEI NON VEDENTI ALLE OPERE PIÙ BELLE DELL’ANTICHITÀ

Percorsi per i non vedenti: Museo Tattile Omero di Ancona e Museo Egizio del Cairo insieme

Quando a Firenze, nel 1925, venne organizzata la grande Mostra fattoriana per celebrare il centenario della nascita di Giovanni Fattori (Livorno, 1825 – Firenze, 1908), spettò alla critica Margherita Sarfatti (Venezia, 1880 – Cavallasca, 1961), figura di spicco dell’arte italiana nel primo Novecento, il compito di recensirla per Il Popolo d’Italia. Tra i passaggi salienti di quella recensione, occorre sicuramente sottolineare il confronto tra Fattori e Claude Monet sul tema del mare. In particolare, Margherita Sarfatti s’era concentrata sul Riposo in Maremma di Fattori, allora conservato nella collezione del pittore Giovanni Malesci (Vicchio, 1884 - Milano, 1969), e così ne parlava: “quella nota di mare nel sole, tutto movimento, mentre la terra è brulla e immota, è un capolavoro di stile italiano, poiché non è il mare di Claude Monet, con tutti gli analitici particolari del suo movimento, secondo l’ora, la stagione, il tempo. È il mare: riassunto nei caratteri atipici definitivi”. Certo: è necessario spogliare il brano appena riportato di tutta quella retorica, tipica del periodo, che intende implicitamente proiettare l’arte di Fattori in un’ottica di presunta superiorità nei confronti di quella di Monet, ma è interessante il fatto che proprio l’elemento del mare costituisca il terreno su cui Sarfatti avanza il suo paragone. Il mare è, infatti, uno dei motivi più ricorrenti nell’arte di Giovanni Fattori. E l’artista livornese ne era pienamente consapevole: nei suoi Scritti autobiografici, il pittore si definiva un “osservatore minuzioso del mare, in tutte le sue fasi, ché amo il mare perché nato in città di mare”.

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Il mare è uno degli elementi ricorrenti nell'arte di Giovanni Fattori, e osservando i dipinti sul tema marittimo è possibile ripercorrere tutta la sua carriera.

“Amo il mare perché nato in una città di mare”. Il mare nella pittura di Giovanni Fattori

È riemerso a Roma, in un'intercapedine della chiesa di Sant'Alessio all'Aventino, un grande affresco medievale perfettamente conservato. Nascosto da un muro per quasi 900 anni, il dipinto, risalente alla metà del XII secolo, misura 90 centimetri di larghezza e più di 4 metri d’altezza, ha un fondo nero e una cornice policroma perfettamente intatta. Intatto è anche il meraviglioso mantello color porpora che copre le vesti del pellegrino: "Un ritrovamento assolutamente eccezionale, anche per l'iconografia rarissima dei due personaggi che si riconoscono nella parte del dipinto al momento visibile, con tutta probabilità proprio Sant'Alessio e il Cristo pellegrino”, ha spiegato all’Ansa la storica dell'arte Claudia Viggiani, autrice della scoperta, avvenuta dopo indagini durate anni e una ricerca d'archivio partita da un documento del 1965. Il dipinto, per metà ancora rimasto nascosto dal muro, è stato messo in sicurezza dalla restauratrice Susanna Sarmati con un progetto finanziato dalla Soprintendenza Speciale di Roma guidata da Francesco Prosperetti. (NG)

A ROMA È STATO RITROVATO UN AFFRESCO MEDIEVALE INTATTO DOPO 900 ANNI

Sant'Alessio all'Aventino

Dopo il successo nel 2018 della mostra Turner, si rinnova la collaborazione tra il Chiostro del Bramante e la Tate di Londra. Questa volta, l’istituzione inglese porta nella Capitale le opere di Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid, 1992) e Lucian Freud (Berlino, 1922 – Londra, 2011), ma anche di autori a loro coevi, quali Michael Andrews, Frank Auerbach, Leon Kossoff e Paula Rego. Il concetto chiave è l’Inghilterra: La Scuola di Londra, prevista dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020, non è solo una vetrina di dipinti, ma sottolinea anche l’importanza che il contesto londinese ha avuto sulle creazioni degli autori trattati. La mostra è gestita da DARTChiostro del Bramante, che dal 1996, anno della sua fondazione, ha accresciuto la reputazione di questo luogo intessendo numerose collaborazioni con importanti musei internazionali, unendo ricerca scientifica e divulgazione, valorizzazione del patrimonio artistico e multimedialità.

BACON, FREUD, LA SCUOLA DI LONDRA. COME SARÀ

Il percorso della mostra si svolge attorno a un nucleo di opere degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, per indagare non solo il lavoro di Bacon e Freud, ma anche la loro rete di affetti e relazioni tramite ritratti di amici e amanti. Tra i lavori chiave di Francis Bacon, sono Study for a Portrait (1952) e Portrait of Isabel Rawsthorne (1966); di Lucian Freud, invece, Girl with a White Dog (1950) e Standing by the Rags (1988) sono solo alcune delle opere che evidenziano il suo rapporto con modelli e modelle, che con il tempo diviene sempre più viscerale e scultoreo. Un altro elemento ricorrente è la rappresentazione di ogni soggetto, la cui identità viene scandagliata a fondo tramite uno stile che spesso non nasconde la fragilità dell’essere umano, al di là di ogni ideale canone di bellezza. Una suggestione causata dall’esperienza della guerra, che accomuna anche gli altri autori in mostra le cui vicende umane si intrecciano nella capitale inglese: Bacon (1909-1992) nasce e cresce in Irlanda e arriva in Inghilterra quindicenne, Freud (1922-2011) scappa dalla Germania per sfuggire al nazismo. Lo stesso succede pochi anni dopo a Frank Auerbach; Michael Andrews è norvegese e incontra Freud suo professore alla scuola d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra da genitori ebrei russi e Paula Rego lascia il Portogallo per studiare pittura nelle scuole inglesi.

BACON, FREUD, LA SCUOLA DI LONDRA. I PROGETTI COLLATERALI

Oltre all’audioguida, la cui narrazione è affidata per questa occasione alla voce radiofonica di Costantino D’Orazio, storico dell’arte e saggista, DARTChiostro del Bramante ha commissionato a Enrico Maria Artale, uno dei più promettenti giovani registi italiani, un cortometraggio per raccontare il progetto. Si chiamerà In My body and soul e si focalizzerà sull’approccio mentale alla pittura, evocato attraverso la messa in scena di un istante immaginario che precede l’atto del dipingere. “Due progetti speciali di DART-Chiostro del Bramante ne ribadiscono la vocazione sperimentale fatta di contaminazioni tra linguaggi, trasversalità e coinvolgimento del pubblico”, spiegano gli organizzatori, “un pubblico che ha premiato l’impegno e l’attenzione dell’istituzione romana con una partecipazione fedele ed entusiasta che ha reso il Chiostro un punto di riferimento e un modello gestionale di successo”.

-Giulia Ronchi

 

Bacon, Freud, la scuola di Londra
a cura di Elena Crippa
dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020
Chiostro del Bramante
Arco della Pace, 5
00186 Roma
06 6880 9035
www.chiostrodelbramante.it

CON IL TITOLO “LA SCUOLA DI LONDRA”, LA MOSTRA PORTA NELLA CAPITALE DUE CAPISALDI DELLA PITTURA DEL NOVECENTO E DI ALTRI AUTORI CHE VISSERO NELLA LONDRA DEL DOPOGUERRA

Bacon e Freud sbarcano al Chiostro del Bramante di Roma per una mostra organizzata dalla Tate

È sempre stupefacente osservare quanto dell’autore rimanga impresso nelle foto, mezzi che potrebbero sembrare adatti a rappresentare l’oggettività. Raccontano invece soprattutto della donna Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) le fotografie da lei scattate in Messico, della sua storia: la militanza politica, umana e sociale. Iniziata a questa attività dal suo compagno di vita, lo statunitense Edward Weston, anche lui fotografo, non esiterà ad abbandonarla per il crescente impegno nell’attivismo politico. Tina osserva le mani dei lavoratori, lo sguardo fiero delle donne indigene, i bambini poveri, gli amici intellettuali, compagni di idee rivoluzionarie, i segni di una nascente modernità urbana, la potenza collettiva delle folle, ma in tutte le immagini mostra se stessa: donna passionale e libera, indipendente, coraggiosa, che si fa travolgere dalla vita.

‒ Annalisa Filonzi

Palazzo Bisaccioni, Jesi – fino al 1° settembre 2019. Una mostra a Jesi racconta la fotografa e rivoluzionaria di origini friulane emigrata negli Stati Uniti e poi trasferitasi in Messico, dove partecipò attivamente alla fervida vita culturale e politica che negli Anni Venti del Novecento animava il Paese.

Fotografa e donna rivoluzionaria. Tina Modotti a Jesi

SAMANTHA DE MARTIN

17/06/2019

Roma - Forni, caldaie, magazzini. E ancora acqua, fuoco, vento e lampi che si fondono in un connubio tra antichità e archeologia a generare un universo fluido che scorre nella grande arteria sotterranea sotto l’esedra del calidarium alle Terme di Caracalla. Un affascinante intervento di Fabrizio Plessi, tra i protagonisti della videoarte internazionale, inaugura un nuovo settore del più sontuoso impianto termale dell’antichità a Roma, che apre al pubblico - dopo un complesso lavoro di consolidamento - con un itinerario ispirato ai temi classici, tanto nelle strutture di supporto agli schermi, quanto nei contenuti degli stessi video. Il segreto del tempo secondo l’artista di Reggio Emilia esplode dalle dodici videoinstallazioni che compongono il nuovo progetto site-specific che accoglierà turisti e romani dal 18 giugno al 29 settembre. 

La sintassi antinarrativa, poetica, evocativa di Plessi è emblematicamente rappresentata dall’enorme libro che apre il percorso e che lo spettatore ha la possibilità di sfogliare virtualmente. 
Per il suo viaggio emozionale nel ventre della città eterna, Plessi affida a ruderi e rovine la funzione di segno. Le Terme, i mosaici, le colonne, le anfore, e ancora una tunica in marmo mossa dal vento e un omaggio a Giambattista Piranesi - l’autore che a metà del Settecento ha contribuito alla riscoperta del paesaggio archeologico - diventano così per i visitatori un’esperienza immersiva di forte impatto, un omaggio vibrante che sottrae la storia alle tenebre della memoria breve, attivando un meccanismo emozionale. 

“Alle Terme di Caracalla - spiega il curatore della mostra, Alberto Fiz - Plessi scende nei sotterranei dove colloca, nel buio, dodici videoinstallazioni proposte su archi tridimensionali in metallo che si riflettono nell’acqua, quasi a voler evocare le origini di questo straordinario complesso. Le opere, accompagnate dalle musiche di Michael Nyman, occupano il luogo che assorbe la tecnologia digitale sviluppando un immaginario evocativo in dialogo con la storia: fuoco, acqua, colonne che si liquefanno, ma anche il vento che scompiglia le sculture di Caracalla o il fumo che esce da un’opera di Giovanni Battista Piranesi della celebre serie delle Carceri, in una metamorfosi continua destinata a svelare Il segreto del tempo, come recita il titolo della mostra. Un tempo manipolato, compresso, eterogeneo, sincronico che l’artista utilizza a suo piacimento senza rispettare le cronologie” .
Le anfore corrose, gli otri incastonati, le terracotte di scavo, escono trionfalmente da quel liquido oleoso e scuro chiamato mare, per rituffarsi in quell’azzurro cristallino e trasparente schermo del nostro quotidiano elettronico.
La mostra è accompagnata da un’ampia monografia edita da Electa, con un apparato iconografico a corredo di saggi e testimonianze critiche.

DAL 18 GIUGNO AL 29 SETTEMBRE

PLESSI ALLE TERME DI CARACALLA: VIAGGIO STORICO-EMOZIONALE NELLE VISCERE DI ROMA

Dopo 137 anni dall’inizio della costruzione della Sagrada Familia, uno dei monumenti più visitati e fotografati di Barcellona, rimasta ancora incompiuta, è stata ottenuta in questi giorni l’autorizzazione ufficiale da parte del Municipio per portare a termine l’opera.

L’ente che si occupa della costruzione della Sagrada Familia dovrà pagare 4,6 milioni al Municipio stesso per l’ICIO, la tassa su costruzioni, installazioni e opere, e per le tasse sull’autorizzazione di costruzione di opere. Il permesso prevede un massimo edificabile di 172 metri di altezza, limite a cui dovrà sottostare il celebre monumento progettato da Antoni Gaudí e dichiarato Patrimonio dell’UNESCO già nel 1984.

Inoltre il Municipio ha determinato il principale uso dell’edificio: centro di culto visitabile, delimitando a 378 metri lo spazio di uso commerciale, a cui si avrà accesso solo dall’interno della basilica.

Janet Sanz, assessore all’Urbanistica della città di Barcellona, ha affermato di essere riuscita a realizzare uno dei suoi obiettivi fondamentali della sua legislatura, portando a conclusione "un’anomalia storica della città".

Dal 1882 la Sagrada Familia sarà completata, secondo le previsioni, nel 2026 e la stima dei costi è di374 milioni di euro.

Riprendono i lavori dell'opera più importante di Antonio Gaudì

Arriva dopo 137 anni l'autorizzazione ufficiale di costruzione della Sagrada Familia

Donald Trump versione burattino e il muro della vergogna dello scandalo Weinstein. I temi delle migrazioni e quelli del capitalismo giù giù sino al gioco d’azzardo. C’è anche tanta attualità nella selezione di lavori di questa edizione di Unlimited, la sezione di Art Basel dedicata alle opere di grande dimensione e di respiro museale. Gli spazi sono davvero giganteschi e la mostra sembra essere infinita, come fosse una Biennale piuttosto che una porzione di una fiera. Il leit motiv è la semplicità e la capacità di restituire una experience ai visitatori e ai potenziali collezionisti. Le opere devono essere comprensibili, chiare, perfino divertenti. E allora ecco tante opere interattive (realtà virtuale perfino), tante opere che puntano al coinvolgimento facile facile dello spettatore, tanti lavori che vanno alla ricerca dell’effetto wow, parecchie installazioni felicemente frequentate dai più piccini (grande profusione di gonfiabili). Non che non ci siano lavori “seri”, intendiamoci, ce ne sono e tanti (molti sono italiani visto che le opere storiche più significative risultano firmate da Fontana, Penone, Kounellis o Melotti), ma in larga maggioranza le opere rispondo ad una logica di immediatezza e facile acchiappo anche rivolgendosi ad un pubblico di collezionisti non necessariamente ultra sofisticati. Anche perché la vecchia Europa, colta e preparata, è un pelo in difficoltà e il collezionismo di nuovo conio proviene dai più ruspanti territori del Golfo, della Cina o delle Russie. Insomma, i mercanti si adeguano ai gusti. E così tra performance, sculture semoventi ed enormi distese di poltrone d’artista, la rassegna si trasforma in un grande luna park ad alto quoziente di intrattenimento. E forse è anche giusto così visto che questa che sarà allestita per tutta la settimana è senza dubbio una edizione di Unlimited decisamente riuscita.

Una porzione enorme della fiera più importante del mondo, a Basilea, è dedicata alle opere di grande formato. Quest’anno molte tra queste sono presentate in modalità giocattoloni

Unlimited 2019. Art Basel parte con un gigantesca mostra di “intrattenimento artistico”

Why Are We Creative? Venerdì 31 maggio alle 21.15 su Sky Arte HD
Per oltre 30 anni Hermann Vaske ha girato il mondo per porre a pensatori e artisti di ogni tipo la stessa domanda: “Perché siamo creativi?”. 
Dalla sua instancabile ricerca nasce il film presentato all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: un viaggio a 360 gradi nelle tante e diverse declinazioni dell’arte, e nelle loro motivazioni. A offrire il proprio punto di vista in un mosaico dal ritmo accattivante sono personaggi come David Bowie, Ai Weiwei, Wim Wenders, Philippe Stark, Yoko Ono, Damien Hirst, il Dalai Lama, Marina Abramovic, Julian Schnabel, Vivienne Westwood.
“Tutti i bambini sono artisti nati. Il difficile è restarlo da grandi”, disse una volta Pablo Picasso. E in effetti molti dei protagonisti di questo film rintracciano l’origine delle proprie passioni già nell’infanzia. Ma come la mettiamo con la seconda parte del pensiero di Picasso? Le risposte sono tante quante gli artisti intervistati, da scoprire a una a una. 

Classical Destinations. Da venerdì 31 maggio alle 7.20 e alle 13.30 su Rai5
Le calli di Venezia nelle Quattro stagioni di Antonio Vivaldi, i fiordi norvegesi nel Mattino di Edvard Grieg, la magia di San Pietroburgo nei Quadri da un’esposizione di Modest Mussorgsky… In compagnia del presentatore e cantante britannico Aled Jones, partiamo per un tour alla volta delle capitali della musica. 
Dalla Vienna di Mozart e Strauss alla Toscana Puccini, viaggiando per Praga, Helsinki, Berlino, Salisburgo e tante altre mete, il racconto della musica e dei suoi protagonisti incontra storie, paesaggi e tesori d’arte di tutta Europa. 
Tra i fasti dell’Impero Asburgico o le nevi della Lapponia, sulle orme dei più grandi compositori classici e dei loro rapporti con i luoghi che li ospitarono.

Sky Arte e Rai 5 in prima serata con l'arte e la musica 

L'agenda dell'arte arriva sul piccolo schermo

Il capolavoro leonardesco, la "Madonna Litta", appare su una delle pareti esterne di un edificio della Policlinico Gemelli di Roma. A realizzarlo Andrea Ravo Mattoni, street artist varesino non nuovo a questo tipo di lavori: ad Amboise, nella Loira, dove è sepolto Leonardo, ha infatti da poco realizzato cinque grandi tele ispirandosi al quadro del pittore francese Francois-Guillaume Mènageot che rappresenta la morte del genio. Creazioni che hanno avuto un particolare apprezzamento suggellato il 2 maggio scorso dalla visita alle sue opere e dall'incontro con i Presidenti della Repubblica italiana e francese Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron. Per iniziativa della Presidenza della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli l'artista Ravo è stato nuovamente invitato a dipingere una parete del Gemelli dopo la realizzazione nel 2017 di "Le sette opere della Misericordia" di Caravaggio presso la Residenza Sanitaria di Ospitalità Protetta del Policlinico.

La Street Art di Andrea Ravo

La Madonna Litta di Leonardo diventa murale al Gemelli di Roma

Considerata tra gli eventi di punta del 2019, inaugura oggi a Palazzo Reale a Milano la mostra dedicata ad Antonello da Messina.

La città omaggia il "pictore ceciliano" con un percorso incentrato su alcune opere iconiche dell'artista, frutto di un lavoro collettivo di numerose istituzioni e di un gemellaggio tra Sicilia e Lombardia.

Partendo dalla sua terra di origine, cuore degli scambi culturali nel Mediterraneo, Antonello da Messina realizza una pittura che è una "sintesi prospettica di forma e colore". Suo grande merito fu, infatti, quello di essere riuscito a realizzare una sintesi delle emozioni, di riuscire a cogliere "in un sorriso l'uomo, trasferendolo nella sfera del sacro".

Il percorso espositivo è guidato da una figura d'eccezione, Giovanni Battista Cavalcaselle, il primo storico dell'arte che ha realizzato il catalogo delle opere del pittore. Saranno i  suoi taccuini e i disegni ad accompagnare il visitatore alla scoperta dell'artista siciliano.

Saranno esposte 19 opere del pittore, tra cui, solo per citarne alcune, grandi capolavori come l'Annunciata, icona e sintesi dell'arte di Antonello, le eleganti figure di S. Agostino, S. Girolamo e S. Gregorio Magno, forse provenienti dal Polittico dei dottori della Chiesa, il celeberrimo Ritratto d'uomo di Cefalù e ancora il S. Girolamo nello studio della National Gallery di Londra.

 Milano, dal 21 febbraio al 2 giugno 2019

Antonello da Messina.

Dentro la pittura

Ospitata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica, nella sede di Palazzo Barberini, la mostra, a cura di  Alessandro Cosma e Yuri Primarosa, esaminerà la prima attività di Mattia Preti e la sua formazione nella bottega romana del fratello Gregorio.

L'esposizione è incentrata sull'Allegoria dei cinque sensi delle Gallerie Nazionali, una monumentale tela d'impronta cavaraggesca, rimasta per anni in deposito presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate. Il quadro, per l'occasione, è stato restaurato da Giuseppe Mantella grazie al finanziamento dello studio legale Dentons che ha sponsorizzato l'intervento e l'approfondita serie di indagini diagnostiche che hanno permesso di comprendere meglio la tecnica esecutiva dei due fratelli Preti, attivi a quattro mani sulla tela.

Altre undici opere, presenti in mostra, indagheranno meglio lo stretto legame fra i due pittori calabresi: da un lato il più accademico Gregorio, dall'altro il più talentuoso Mattia, già affascinato dal gusto cavaraggesco e dalle nuove suggestioni guercinesche e lanfranchiane del barocco romano.

Saranno inoltre presenti in mostra importanti dipinti inediti di Mattia Preti, primo fra tutti il Cristo e la Cananea, che ha permesso di precisare meglio la cronologia delle prime opere del pittore.

 Roma, dal 22 febbario al 16 giugno 2019

Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti

Inaugurata a Basilea dalla Fondazione Beyeler la mostra Il giovane Picasso - periodo Blu e Rosa, un percorso dal taglio cronologico che racchiude capolavori eccezionali, con dipinti e sculture solo raramente concessi in prestito dai maggiori musei d'Europa, USA, Canada, Russia, Cina e Giappone.

Il percorso è interamente incentrato sul periodo blu e rosa, un arco di tempo di sei anni di attività artistica,  dal 1901 al 1906, considerati cruciali per l'attività artistica di Picasso, con qualche accenno alla nascita del cubismo intorno al 1907.

L'esposizione alla Fondazione Beyeler si configura come un evento tanto atteso essendo la prima mostra in Svizzera interamente dedicata al periodo blu e a quello rosa dell'artista, integrando le due retrospettive ormai datate che il Kunstmuseum di Berna dedicò nel 1984 al primo Picasso e al periodo blu e poi, nel 1992, a quello rosa.

 Basilea, dal 03 febbraio al 26 maggio 2019

Il giovane Picasso -periodo Blu e Rosa 

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica  di Roma presentano per la prima volta  al pubblico, nella sede della Galleria Corsini, un capolavoro recentemente riscoperto di Giorgio Vasari: il Cristo Portacroce, realizzato nel 1553 per il banchiere Bindo Altoviti.

Il dipinto ritrovato grazie all'esperto di pittura vasariana, Carlo Falciani, testimonia una fase importante dell'attività romana del pittore, allora a servizio di papa Giulio III.

In occasione della mostra è previsto un ciclo di conferenze sull'opera e la figura dell'artista.

Roma, dal 25 gennaio al 30 giugno 

Vasari per Bindo Altoviti.                        Il Cristo Portacroce 

Mercoledì 16 gennaio alle ore 17:00 presso la Galleria Corsini verrà presentato il libro L'enigma svelato. La Gioconda, la Vergine delle Rocce, il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci e il pensiero del Beato Amadeo di Franco Paliaga.

Da oltre un secolo la critica si interroga sull'affascinante mistero che circonda la  Gioconda e la sua identificazione. Partendo dall'ipotesi che si tratti di Lisa Gherardini, moglie di Francesco Giocondo, o della fiorentina Pacifica Brandani, fino ad arrivare all'interpretazione di matrice filosofica che risente del pensiero del beato Amadeo da Silva e accosta la Gioconda  alla figura classica di Sophia. Il libro analizza i tre dipinti leonardeschi alla luce di questa nuova concezione religiosa, fornendo interpretazioni inedite.

16 gennaio 2019

Leonardo da Vinci: l'enigma svelato 

Dopo il grande successo registrato in Russia nel 2016 dalla mostra Roma Aeterna. I capolavori della Pinacoteca Vaticana. Bellini, Raffaello, Caravaggio  ospitata dalla Galleria Tretyakov, sono oggi i Musei della Santa Sede ad accogliere 54 capolavori provenienti dalla celebre Galleria e da altri musei russi.

Curata da Arkadi Ippolitov, Tatyana Udenkova e Tatyana Samoilova, l'esposizione, allestita nella suggestiva cornice del Braccio di Carlo Magno, rimarrà aperta gratuitamente al pubblico dal 20 novembre 2018 al 16 febbraio 2019.

From  Dyonisius to Malevich

Pilgrimage of Russian Art

Dal 20 al 23 settembre il Centro Esposizioni di Lugano ospiterà la terza edizione di Wopart - Work on Paper Art, una fiera del disegno, delle opere su carta e di fotografia. La manifestazione rappresenta oggi l'evento più atteso per il collezionismo che gravita sulla Svizzera ticinese, con mostre, eventi e incontri tra gallerie, imprese, pubblico e istituzioni. In questa edizioni esporranno oltre 90 importanti gallerie provenienti da 14 paesi con opere dal disegno agli oli su carta, dalle grafiche d'autore alla fotografia.

Work on paper art fair Lugano

Wopart

Alla fine di quest'anno partirà negli USA una grande retrospettiva su Andy Warhol, occasione unica per un viaggio nella produzione dell'artista degli anni '70 e '80. In modo del tutto inaspettato si occuperà del poliedrico artista il Vaticano che organizzerà una grande mostra che indagherà le opere religiose realizzate dall’artista, come la serie The Last Supper del 1986, chiaramente ispirata all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Santa Maria delle Grazie a Milano, coincidendo con le celebrazioni per i 500 anni dalla nascita del maestro, nel 2019. Ma la vera novità è l'arrivo online della produzione privata di fotografie scattate da Andy Warhol dal ’76 fino alla sua morte nel 1987. La diffusione sul web, che pare avverrà entro la fine dell’anno, sarà preceduta da una grande mostra dal 29 settembre al 6 gennaio 2019 presso il Cantor Arts Center della Stanford University.  

Mostre e iniziative per l'artista americano

2019: l'Archivio di Warhol on line

ArtCity è un programma organico di iniziative culturali organizzato dal Polo Museale del Lazio, l’istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali che gestisce quarantasei musei e luoghi della cultura di Roma e del Lazio, diretto da Edith Gabrielli. 

E' un'iniziativa che mira a diffondere la conoscenza dei luoghi d’arte del Lazio presso cittadini e turisti. Il vero obiettivo consiste però nel farveli tornare, innescando un processo di fidelizzazione che trasformi il Museo in un motore di crescita culturale e di coesione sociale.

Per scaricare il programma completo clicca sul link.

Polo Museale del Lazio - Roma

ARTCITY 2018

Il celebre pavimento a commesso marmoreo è unico per la tecnica utilizzata e per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla Sapienza. Secondo il Vasari si tratterebbe del pavimento “più bello…, grande e magnifico” che mai fosse stato fatto. Il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. Parliamo del pavimento del Duomo di Siena, normalmente coperto e protetto dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli, ma periodicamente scoperto per essere offerto all’ammirazione dei visitatori. La tecnica adoperata durante i secoli passati è quella del graffito e del commesso, con marmi di provenienza locale come il broccatello giallo, il grigio della Montagnola, il verde di Crevole.

I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, oltre che da un pittore “forestiero” come il Pinturicchio. L’occasione di ammirare The Wonder of Siena, la “meraviglia” della città, come già avevano intuito gli artisti e i viaggiatori anglosassoni che lo recensivano sulla stampa alla fine del XIX secolo, si ripresenterà a breve, visto che è stata programmata una “scopertura” dal 18 agosto al 27 ottobre prossimi. Un percorso che condurrà dalla sommità della Cattedrale e dal Facciatone del Duomo Nuovo fino alle tarsie marmoree: scendendo dai tetti del Duomo sarà possibile trattenersi all’interno della Cattedrale per poter vedere da vicino ogni singola tarsia in un percorso di fede e sapienza alla base dell’impianto iconografico del tappeto marmoreo.

operaduomo.siena.it

Dal 18 agosto al 27 ottobre prossimi programmata una nuova “scopertura” del celebre pavimento a commesso marmoreo

Il pavimento più bello del mondo. Dal 18 agosto saranno scoperte le straordinarie tarsie del Duomo di Siena

Ritorna ad Aielli, piccolo borgo in provincia dell’Aquila, Borgo Universo, festival di street art, astronomia, musica e performance che dall’1 al 4 agosto 2019 metterà in dialogo, per il terzo anno consecutivo, gli apparentemente distanti mondi della street art e dell’astronomia.

BORGO UNIVERSO AD AIELLI

Aielli è nota per la sua Torre delle Stelle, torre risalente al XIV secolo che oggi ospita l’osservatorio astronomico più alto dell’Italia centrale. Un bene da valorizzare a far conoscere, come del resto l’intero borgo di Aielli, anche grazie ai linguaggi dell’arte contemporanea, e in particolare quello della street art. “Borgo Universo è un’idea radicale che viene dal basso: immaginare la vita di un borgo di montagna tramite la lente dell’arte e dell’astronomia”, racconta ad Artribune Fabrizio Ciaralli, tra gli organizzatori del festival. “Ad Aielli si sono create le basi per poter immaginare questo nuovo presente grazie all’amministrazione comunale, alle associazioni locali e alle persone che a vario titolo hanno contribuito alle prime due edizioni di Borgo Universo. Quest’anno la nostra associazione ha raccolto il testimone con il supporto di una nuova direzione artistica, abbiamo innovato nel solco del percorso tracciato dalle precedenti edizioni. Abbiamo ampliato l’offerta artistica, lasciando plasmare il Festival dalle diverse prospettive di artisti provenienti da tutto il mondo, che ci racconteranno il loro modo di relazionarsi con l’universo e con l’universo personale degli abitanti del paese”.

LA TERZA EDIZIONE DI BORGO UNIVERSO AD AIELLI

Nell’arco degli ultimi anni, Aielli si è quindi trasformata in un museo a cielo aperto, in cui tradizione e modernità convivono all’insegna dell’arte e dell’astronomia. “Aprirsi al mondo” è il tema della terza edizione di Borgo Universo: in aggiunta ai 15 lavori esistenti di Ericailcane, Alleg, Gio Pistone, Luca Zamoc, solo per citarne alcuni, quest’anno verranno realizzati altri 5 interventi di street art. Ospite d’eccezione è Okuda San Miguel, street artist spagnolo noto per le sue grandi opere riconducibili al Surrealismo Pop, in cui strutture geometriche multicolore si mescolano con forme organiche, corpi senza identità, animali senza testa e simboli che stimolano l’immaginazione dell’osservatore. Le sue opere, presenti in India, Mali, Mozambico, Usa, Giappone, Cile, Brasile, Perù, Sudafrica, Messico e le principali capitali europee, affrontano i temi dell’esistenza, dell’universo, del senso della vita.

 NON SOLO STREET ART

Durante il festival, concerti, dj set, momenti di teatro, danza e performance animeranno le stradine del borgo, trasformando Aielli in un piccolo centro di sperimentazione e incontro tra le arti. Tra i musicisti protagonisti di questa edizione sono i Nu Giunea, che presenteranno Nuova Napoli live band, progetto nato a Napoli e di stanza a Berlino frutto di fusione tra jam sessions, sintetizzatori elettronici e strumenti tradizionali.

– Desirée Maida

Aielli (AQ) // dall’1 al 4 agosto 2019
Borgo Universo
Sedi varie
www.borgouniverso.it

IL PICCOLO BORGO IN PROVINCIA DELL’AQUILA, SEDE DELL’OSSERVATORIO ASTRONOMICO PIÙ ALTO DELL’ITALIA CENTRALE, OSPITA PER IL TERZO ANNO CONSECUTIVO IL FESTIVAL DI STREET ART CHE HA TRASFORMATO AIELLI IN UN MUSEO A CIELO APERTO

Tra i murales e le stelle. Ad Aielli in Abruzzo la terza edizione del festival Borgo Universo

L’arte pubblica secondo Alberto Garutti celebra “i nati oggi”, con un progetto installativo che è un inno alla vita. Promosso da Fondazione Maxxi e Comune di Roma e curato da Hou Hanru e Monia Trombetta vede la collaborazione della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli (sono oltre 4000 i bimbi che ogni anno vengono al mondo qui, più di 11 al giorno). Come funziona? Lo spiega lo stesso artista: “I lampioni di Piazza del Popolo sono collegati con il reparto di maternità del Policlinico Agostino Gemelli. Ogni volta che la luce pulserà vorrà dire che è nato un bambino. Quest’opera è dedicata a lui e ai nati oggi in questa città”. Questo dal 2 luglio, dopo che Ai nati oggi ha festeggiato le nascite nelle città di Gent, di Istanbul, di Plovdiv, di Mosca, ma anche in Puglia e a Bergamo, dove è nato nel 1998.

COME FUNZIONA L’OPERA

La luce dei lampioni diventerà più intensa ogni qual volta sarà schiacciato in ospedale un pulsante che segna un nuovo lieto evento. Per cogliere il senso dell’operazione serve spirito d’osservazione e un approccio poetico all’esistenza, ma quando tutto manca giungono in soccorso due lastre di metallo esplicative in prossimità degli accessi pedonali che offrono una soluzione al rebus. 

UNA NUOVA MAPPA DELLA CITTÀ

L’intervento, spiega Alberto Garutti, aiuta a costruire una diversa mappa della città che diventa un intrico di storie e di narrazioni. “Ai nati oggi”, scriveva nel 2007 Hans Ulrich Obrist su Domus, “è un’opera che si relaziona con la città a differenti scale, che è visibile e non visibile: produce una sorta di urbanistica narrativa. […] Quando penso a questo lavoro, immagino sempre una mappa della città fisica che pulsa e una mappa della città mentale che ogni passante produce”. Ed è anche, concordano in questo Obrist e l’artista, la prosecuzione di un grande tema della storia dell’arte, la Natività, qui realizzata per mezzo della luce, d’altro canto la grande protagonista di ogni composizione pittorica. E volendo aggiungere un tema in più, se ogni luce è una nascita, ogni nascita è importante di per sé. In tempi “di paura, indifferenza e violenza”, per dirla richiamando Giovanna Melandri, Presidente del Maxxi, Ai nati oggi guarda e fa guardare alla vita senza distinzioni e discriminazioni di sorta: e in un istante Roma (e tutti i luoghi attraversati da questo progetto ongoing) si trasformano nella città globale dei bambini.

I LAMPIONI DI PIAZZA DEL POPOLO SONO COLLEGATI CON IL REPARTO DI MATERNITÀ DEL POLICLINICO AGOSTINO GEMELLI. OGNI VOLTA CHE LA LUCE PULSERÀ VORRÀ DIRE CHE È NATO UN BAMBINO. LE IMMAGINI

Roma: a Piazza del Popolo l’opera di Alberto Garutti dedicata ai bambini appena nati

A distanza di cinque secoli dalla sua realizzazione, dal 1520 circa, il dipinto giungerà in una delle terre dell’artista reggiano grazie a un accordo tra la città di Reggio Emilia, la Fondazione Palazzo Magnani e la sede museale russa.

L’esposizione, a cura di Claudio Franzoni e Pierluca Nardoni, permetterà ai visitatori di ammirare il più importante ritratto eseguito dal pittore.
La mostra sarà occasione inoltre per riprendere alcuni studi relativi ad aspetti rimasti incerti, come il nome della persona ritratta, l’interpretazione dei segni e dei simboli che la ornano, le finalità per cui fu dipinta. Roberto longhi ha visto nella giovane donna la poetessa Veronica Gambara. Si tratta certamente di una donna di rango elevato, in quanto indossa elenganti abiti, gioielli ed è pettinata con un’elaborata acconciatura: forme tipiche della moda femminile di inizio Cinquecento. 
Sul bordo della tazza che tiene tra le mani la ragazza appare una citazione dell’Odissea, testimonianza del contesto culturale di alto livello del committente.

Per info: www.palazzomagnani.it

Orari: Da martedì a venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19. 

Biglietti: 5 euro.

Per la visita è previsto l’ingresso a gruppi ogni 30 minuti guidato dallo staff della Fondazione Palazzo Magnani. Consigliata la prenotazione.

Dal 24 ottobre 2019 all’8 marzo 2020 il Ritratto di giovane donna del Correggio, tra i capolavori del Rinascimento, sarà in prestito dal Museo Hermitage di San Pietroburgo ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia.

Il Ritratto di giovane donna del Correggio dall'Hermitage a Reggio Emilia

Si parte con la dextrarum iunctio. Il gesto solenne, con il quale gli sposi di epoca romana sigillavano il loro impegno matrimoniale tenendosi la mano destra, non poteva essere la migliore immagine per segnare l'inizio di un altro matrimonio, stavolta decisamente in casa. Da oggi e per tutto l'anno, con l'eccezione di agosto, il Museo Ostiense ospiterà uno dei capolavori provenienti dai depositi del Parco di Ostia antica. Nella rinnovata Sala XI del Museo, l'edificio quattrocentesco che nel 1865 fu destinato dal pontefice Pio IX a raccogliere i manufatti emergenti dagli scavi di Ostia, "Eppur si espone, un'opera al mese dai depositi al Museo Ostiense" diventa l'occasione per ammirare l'altissimo livello artistico - sia nella pittura che nella scultura, ma anche bronzi e avori - raggiunto dal porto di Roma.Debutta la pittura, rappresentativa dei cambiamenti di stile e di tecniche intervenuti in oltre mille anni di storia della prima colonia di Roma: due straordinari dipinti ad affresco, provenienti da uno dei più eleganti mausolei della Necropoli monumentale di Porto, all'Isola Sacra. I dipinti sono stati distaccati da due nicchie presenti nell'edificio funebre: il più grande rappresenta due personaggi, un uomo e una donna colti nell'atto della dextrarum iunctio. "Colpisce il volto femminile - spiega Mariarosaria Barbera, direttore del Parco archeologico di Ostia antica - si tratta di una donna matura dallo sguardo mesto, con gli occhi gonfi e cerchiati da profonde occhiaie, inusuale per una pittura decorativa tombale che tende a rappresentare personaggi lieti e nel fiore degli anni". Forse un momento di commiato dopo la morte prematura del marito: l'aureola dietro alla testa del marito, togato, sembra confermarlo. Il vestito della donna doveva esibire ricchissimi colori, ancora visibili al rinvenimento, negli anni Trenta.
"Indagini chimiche e fisiche nel 2003 hanno rivelato figure prive di una base preparatoria, delineate con un'incisione molto veloce - spiega l'archeologa Paola Germoni, responsabile delle Necropoli dell'Isola Sacra - si riconosce il lavoro di un officina altamente specializzata". Il secondo dipinto, da una nicchia più piccola dello stesso mausoleo, presenta un personaggio di età giovanile. Sorregge con la mano destra le redini di un cavallo di razza, indizio di una buona agiatezza della famiglia, e con la mano sinistra una palma, simbolo consegnato ai vincitori degli Agoni del circo. E' un giovane cavaliere, che veste la divisa attribuita dalle fonti antiche ai circensi, ovvero la calzamaglia verde che si distingue intorno alle gambe. Il giovane ripropone una posa molto conosciuta nel mondo antico, quella dei Dioscuri, l'effigie della forza e della piena gioventù. Grazie a due documenti marmorei trovati fuori dell'edificio funerario, che riportano i nomi di Caio Torquato Novello, morto a 76 anni, e di un giovane Lucio Torquato Novello, morto a 23 anni, è stato possibile risalire alla famiglia proprietaria della tomba. "Il rinnovamento del Museo Ostiense proseguirà con i lavori di riallestimento di cui la Sala XI è un primo assaggio - conclude la direttrice - rinnoveremo via via anche l'offerta espositiva, un'occasione per offrire una ribalta a opere che meritano un nuovo sguardo". L'area archeologica della Necropoli dell'Isola Sacra si trova in via Monte Spinoncia, 52 (Fiumicino); è accessibile gratuitamente dalle 9 alle 16, dal giovedì al sabato, oltre alla prima e alla terza domenica del mese.

Nella rinnovata Sala XI dell'edificio quattrocentesco che nel 1865 fu destinato dal pontefice Pio IX a raccogliere i manufatti emergenti dagli scavi, due straordinari dipinti ad affresco, provenienti da uno dei più eleganti mausolei della Necropoli monumentale di Porto, all'Isola Sacra

Dai depositi di Ostia antica alle sale del museo, capolavori in mostra

“Un Manifesto politico culturale condiviso, che fonda sull’idea di riportare artisti e pratiche dell’arte a monte di tutti i processi produttivi, urbanistici e politici in Italia”: su queste premesse si fonda la giornata di studio e brain storming che il prossimo 25 giugno si svolgerà al MAXXI di Roma organizzata da Arteprima, associazione culturale fondata e presieduta da Francesco Cascino che progetta interventi di arte relazionale e rigenerazione urbana per favorire inclusione sociale, innovazione, sviluppo imprenditoriale, territoriale e culturale. Dalla vision e dalla mission dell’associazione – e dall’approccio dell’Art Thinking, ovvero i workshop organizzati da Arteprima che mirano a riflettere sull’“approccio dell’arte ai processi della vita, delle imprese, delle istituzioni e della società in genere che, nei millenni, ha dimostrato di essere il miglior dispositivo di attivazione dell’intelligenza emotiva” – nasce quindi l’esigenza di creare un manifesto che, attraverso il coinvolgimento di professionisti del mondo dell’arte e non – metta i processi propri dell’arte a monte dei processi di sviluppo della società e della politica contemporanee.

 

ART THINKING E PROCESSI PRODUTTIVI

“La gente oramai ha perso la capacità di utilizzare la percezione, l’istinto, e l’esperienza visiva nell’approccio alla realtà”, ci spiega Francesco Cascino. “Noi vorremmo ripristinare questa visione, che vede appunto l’arte e gli artisti collocati a monte dei processi produttivi, urbanistici e amministrativi, un po’ come accaduto con il progetto Matera Alberga: secondo noi i Sassi sono stati costruiti, seimila anni fa, da artisti ante litteram, che avevano un forte legame con la natura e il territorio e che erano dotati della visione che noi oggi vogliamo ripristinare”.

 

ART THINKING. LA TAVOLA ROTONDA AL MAXXI DI ROMA

Il prossimo 25 giugno al MAXXI di Roma sarà quindi presentata la prima bozza di Art Thinking alla presenza di operatori culturali e imprenditoriali dello scenario italiano, per riflettere su pratica, visione ed esperienza artistica applicate al pensiero strategico e a tutti i processi dei sistemi complessi: imprenditoriali, istituzionali, urbanistici, sociali e professionali.

La giornata si aprirà con gli interventi di Bartolomeo Pietromarchi (direttore MAXXI Arte e dal 2002 al 2007 direttore artistico della Fondazione Adriano Olivetti) e Francesco Cascino. Seguirà poi un momento di riflessione sulle figure di Adriano Olivetti e Steve Jobs e, tra gli altri, gli interventi di Pierpaolo Forte (CdA Parco Archeologico di Pompei e FederCulture) e degli artisti Alfredo Pirri e Filippo Riniolo.

 

– Desirée Maida

Roma // 25 giugno 2019 (dalle ore 10 alle 17) Manifesto Art Thinking MAXXI
Via Guido Reni 4/A
www.arteprima.org

Promosso dall’associazione culturale Arteprima, la giornata di studi coinvolgerà professionisti del settore culturale con lo scopo di creare un manifesto che metta l’arte a monte dei processi sociali, produttivi e amministrativi dell’era contemporanea

Art Thinking, al MAXXI di Roma una tavola rotonda per discutere di un nuovo manifesto culturale

Non ci sono più le mezze stagioni, ma neanche le stagioni intere! Le alte temperature di queste ultime settimane ne sono la prova. La questione climatica è un tema attuale ed estremamente preoccupante. Ognuno di noi non dovrebbe semplicemente prenderne atto, ma cercare di adattare le proprie abitudini quotidiane e private tenendo in considerazione che il pianeta ha bisogno del contributo di tutti. Molti artisti stanno prendendo posizione in merito, sfruttando la propria creatività e il proprio lavoro per lanciare un messaggio: il surriscaldamento globale è incontestabile e devastante per il nostro pianeta e per noi che lo abitiamo. Uno di loro è Alper Dostal, che con il suo progetto “Hot Art Exhibition” spinge a riflettere su questa tematica.

Con il suo progetto “Hot Art Exhibition” Alper Dostal (vai al suo sito), artista e multidisciplinary designer viennese, tratta il tema del riscaldamento globale con un certa ironia, ipotizzando i possibili effetti del caldo su opere iconiche di Picasso, Van Gogh, Mondrian e molti altri. Ma dietro all’approccio “leggero” si nascondono tutte le sue preoccupazioni, assolutamente condivisibili, per la salvaguardia del patrimonio culturale (e non solo) in seguito a un rovinoso innalzamento delle temperature. E così l’arte digitale di Alper Dostal ci mostra la graduale liquefazione dei capolavori più riconoscibili del mondo dell’arte sui pavimenti dei musei in cui sono conservati. Come se fosse improvvisamente mancata l’aria condizionata in una torrida estate figlia del cambiamento climatico.Assistiamo dunque increduli allo scioglimento de “L’urI lo” di Edvard Munch, “Guernica” di Pablo Picasso, “Persistenza della memoria” di Salvador Dalí. E, tra un “wow” di stupore compiaciuto e un “c***o” di angoscioso timore, riflettiamo su ciò che potrebbe succedere, tolto l’estremismo ironico, se continuassimo a sottovalutare e a procrastinare soluzioni responsabili al problema del riscaldamento globale.

Le opere si sciolgono a causa delle temperature elevate.

Alper Dostal è l’artefice di “Hot Art Exhibition”, progetto d’arte digitale che mostra gli ipotetici effetti del riscaldamento globale sui capolavori dell’arte. 

Finalità
Il Premio AccadeMibac è una iniziativa promossa e prodotta dalla Direzione Generale Arte e Architetture contemporanee e Periferie urbane del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (DG AAP Mibac) con l’intento di promuovere i giovani artisti italiani e di valorizzare le Accademie di Belle Arti quali istituzioni di alta formazione artistica.
In particolare, il Premio si propone di offrire esperienze di crescita professionale agli artisti italiani under 28 che studiano o che si sono diplomati in un’Accademia di Belle Arti.

Il Premio consiste in tre opportunità:
– l’invito a partecipare a una importante Mostra di arti visive che si terrà in occasione della Quadriennale d’arte 2020;
– il sostegno alla produzione di un’opera per la Mostra;
– una residenza artistica all’estero, da tre a sei mesi, in una organizzazione di elevato profilo in Europa.

La Fondazione La Quadriennale di Roma collabora quale soggetto attuatore alla organizzazione e realizzazione del Premio.

A chi è aperto il bando
Possono partecipare le Accademie di Belle Arti, sia statali sia private legalmente riconosciute. A ogni Accademia è offerta la possibilità di candidare, tra i propri iscritti e/o diplomati, fino a tre artisti visivi under 28. Le candidature devono essere inviate via mail entro il 29 luglio 2019. Una Commissione di esperti valuterà le candidature sulla base del curriculum, del portfolio, di una lettera motivazionale e selezionerà, tra queste, dieci artisti da  invitare a una Mostra che si terrà in occasione della 17a Quadriennale d’arte (in programma al Palazzo delle Esposizioni, dal 1° ottobre 2020 al 10 gennaio 2021), di cui costituirà il principale evento collaterale. I dieci artisti selezionati riceveranno ciascuno un contributo di diecimila euro per la produzione di un’opera, il cui progetto sarà concordato con il Curatore della Mostra. Gli autori dei tre lavori più significativi, a giudizio di una Giuria, avranno l’opportunità di partecipare a una residenza artistica all’estero, da tre a sei mesi, presso una organizzazione di elevato profilo in Europa.

Il funzionamento e le regole del Premio sono descritti nel Regolamento, scaricabile nell’Area download.

Svolgimento  
– 29 luglio 2019: scadenza Bando
– 15 ottobre 2019: pubblicazione esiti Bando
– 31 ottobre 2019: invito alla Mostra per i dieci artisti selezionati
– 31 gennaio 2020: definizione opere con il Curatore della Mostra ed erogazione contributo
– 15 settembre 2020: allestimento Mostra
– ottobre 2020: selezione vincitori Residenze
– settembre 2021: conclusione Residenze

Il promotore e l’organizzatore del Premio, rispettivamente la DGAAP Mibac e la Fondazione La Quadriennale di Roma, si riservano, in caso di necessità, di modificare le date di svolgimento del Premio.

Modalità di partecipazione 
Le candidature devono pervenire via mail, con le modalità indicate nel Regolamento, entro e non oltre le ore 24 del 29 luglio 2019 al seguente indirizzo di posta elettronica:  quadriennalediroma@pec.it.

È obbligatorio specificare nell’oggetto “candidatura Premio AccadeMibac”. Gli allegati del messaggio non devono superare il peso di 20 Mega Byte.

I Moduli di partecipazione sono scaricabili nell’Area download.

scadenza 29 luglio 2019

Bando Premio AccadeMibac

Dal punto di vista cronologico, la Pittura Metafisica precede le esperienze del Dadaismo e del Surrealismo. Molti degli artisti appartenenti a queste sue correnti si identificarono nella pittura di De Chirico, al punto da considerarlo un precursore delle loro ricerche.

Magritte sostenne che quando poté osservare dal vero un quadro di De Chirico i suoi occhi ” videro il pensiero per la prima volta”. 

La Metafisica fu anche fondamentale per comprendere ciò che in seguito venne chiamato Ritorno all’ordine. Difatti, dopo un iniziale interesse nei confronti delle Avanguardie, De Chirico ne prese immediatamente le distanze, sostenendo che “prima di essere cézanniani, picassiani, soutiniani o matissiani e prima di avere l’emozione, l’angoscia, la sincerità, la sensibilità, la spontaneità, la spiritualità [i nostri geni modernisti] farebbero meglio ad imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis”. Ma cosa si intende esattamente per Pittura Metafisica? Lo spiega lo stesso De Chirico in un saggio intitolato Sull’Arte metafisica (1919): “Pigliamo un esempio: io entro in una stanza, vedo pendere una gabbia con dentro un canarino, sul muro scorgo dei quadri, in una biblioteca dei libri; tutto ciò mi colpisce, non mi stupisce poiché la collana dei ricordi che si allacciano l’un l’altro mi spiega la logica di ciò che vedo; ma ammettiamo che per un momento e per cause inspiegabili ed indipendenti dalla mia volontà si spezzi il filo di tale collana, chissà come vedrei l’uomo seduto, la gabbia, i quadri, la biblioteca; chissà allora quale stupore, quale terrore e forse anche quale dolcezza e quale consolazione proverei io mirando questa scena. La scena però non sarebbe cambiata, sono io che la vedrei sotto un altro angolo. Eccoci all’aspetto metafisco delle cose. Deducendo si può concludere che ogni cosa abbia due aspetti: uno corrente, quello che vediamo quasi sempre e che vedono gli uomini in generale, l’altro lo spettrale o metafisico che non possono vedere che rari individui in momenti di chiaroveggenza e di astrazione metafisica, così come certi corpi occultati da materia impenetrabile ai raggi solari non possano apparire che sotto la potenza di luci artificiali quali sarebbero i raggi X, per esempio”. 

Vi spiego cos'è la Metafisica 

Giorgio de Chirico

L’appuntamento con i visitatori è a partire dal 2 giugno, Festa della Repubblica. Una ricorrenza non casuale per celebrare, nei sontuosi ambienti del Palazzo del Quirinale, l’arte italiana espressione della creatività e della produttività espresse dal nostro Paese negli ultimi 70 anni, dal dopoguerra a oggi. 
Ad anticipare questo percorso che coinvolge tutti gli ambienti della “Casa degli italiani”, nel cortile d’Onore del Quirinale, il Disco in forma di rosa del deserto di Arnaldo Pomodoro, ma anche il Colloquio mitico e il Miraggio mediterraneo di Pietro Consagra, il Personaggio Totem di Mirko Basadella, collocato nei Giardini. 
Un progetto “work in progress”
Con il progetto “Quirinale contemporaneo”, a cura di Cristina Mazzantini e fortemente voluto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il patrimonio artistico del Quirinale si arricchisce con un significativo innesto di arte contemporanea italiana e sarà visibile, su prenotazione, a tutti i visitatori del Palazzo. 
L’iniziativa, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano - ancora work in progress dal momento che altre opere potrebbero arrivare nei prossimi mesi - ha inizio con questa prima selezione di 36 opere e 32 oggetti, concepiti da design italiani e prodotti da aziende italiane, che troveranno collocazione stabile nei cortili, nei saloni e nei giardini del Palazzo che ospita la Presidenza della Repubblica. 
“Non si tratta di un’esposizione permanente - spiegano dal Quirinale - ma di una nuova fase intrapresa dal Palazzo che si apre all’arte contemporanea attraverso un’impostazione “mobile”, che consentirà di spostare, far ruotare le opere, introdurne di nuove.

Questa iniziativa costituisce un tassello importante nell’immaginare il Palazzo come Casa degli italiani di ieri e di oggi”.

Roma, Da De Chirico a Boetti

Il Quirinale celebra il Made in Italy degli ultimi 70 anni

Dopo Firenze, Roma. "LeDiesis", questo il nome del misterioso street artist, colpisce ancora e da qualche giorno le sue supereroine, da Anna Magnani a Frida Kalo, da Barbie a  Eva Kant campeggiano sui muri di molti angoli di Trastevere, a Largo Arenula, Campo De' Fiori.  Alimentando così la suspance su chi sia l'autore di un fenomeno che sta facendo mandare in tilt la pagina instagram dedicata all'argomento e che nel capoluogo fiorentino ha creato un via vai continuo di persone pronte a farsi immortalare davanti ai murales da una foto, da un selfie da postare sui social. 
A Firenze le super ladies, che vestono tutte la tuta di Superman, erano comparse in occasione dell'8 marzo, Festa della donna  a raccontare come il potere femminile possa essere declinato nelle più diverse sfaccettature. Le mani sconosciute dell'autore ( o dei più autori) le piazze per lo più su muri bassi e finestre chiuse. 
La Sora Lella, sorella di Aldo Fabrizi e protagonista di molti film con Carlo Verdone,  nel murale romano è in vicolo di Santa Maria in Trastevere, Lara Croft  è in via dei Pompieri, Frida Khalo in via di Santa Maria del Pianto. E tra i volti femminili veri cult per i romani, c'è anche Eva Kant la biondissima fidanzata di Diabolik in via Arenula. Ed ecco Barbie, la bambola con cui sono cresciute generazioni di bambine. Per vederla e ammirarla bisogna andare a Campo de' Fiori dove, l'artista sembra si sia fermato qualche giorno fa a fare la spesa al mercato. Ma nessuno ci giura sopra. LeDiesis infatti agisce di notte, lontano da occhi indiscreti. E la lista alle superdonne potrebbe non finire qui.

Le super donne di LeDiesis nel centro storico di Roma

Roma, da Anna Magnani a Eva Kant, superdonne nei murales del Centro

Una sola mostra, due approcci differenti, un dialogo tra Giardini e Arsenale che passa attraverso le opere degli artisti – 79 per la precisione e tutti vivi, molti classe 1980- che si presentano con il proprio lavoro in entrambe le sedi. Con le opportune differenze. Sicuramente una mostra, May You Live in Interesting Times, che risulta più spettacolare alle Corderie che ai Giardini: gli interventi più “pirotecnici” infatti – fatta eccezione per la scavatrice che raccoglie laghi di sangue di Sun Yuan e Peng Yu, del solo show di Dahn Vo e del fotografatissimo cancello semovente di Shilpa Gupta – sono dall’altra parte. 

 Venezia, opening ufficiale dall’8   al 10 maggio 2019

Le prime immagini della 58. Biennale Arte di Venezia a cura di Ralph Rugoff

In apertura al Bank Austria Kunstforum la prima mostra dedicata in modo esaustivo alle opere del'Art Brut - termine introdotto per la prima volta nel 1945 da Jean Dubuffet per indicare un'arte primordiale e "non accademica", prodotta al di fuori dal circuito culturale tradizionale - viste da una prospettiva, però, tutta femminile.

La mostra raccoglie, infatti, oltre 300 opere, realizzate dal 1860 fino ad oggi, di 93 artiste donne provenienti da 21 Paesi.

La rassegna metterà in discussione la comune idea di arte, sotto il punto di vista estetico e contenutistico, riflettendo sulla forza espressiva diretta e primordiale - con punte anche sovversive in alcuni casi - e sulla qualità dell'Art Brut creata dalle donne.

 Vienna, dal 15 febbraio al 23 giugno 2019

Le artiste dell'Art Brut

In arrivo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) una mostra evento straordinaria per tematica e corpus espositivo che riunirà oltre 110 capolavori del "grande adoratore dell'antico", Antonio Canova.

Una dozzina di marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, e ancora disegni, monocromi e tempere dell'artista intratterranno un dialogo con le collezioni del MANN.

Il confronto, per analogia e opposizione, tra le opere classiche e i capolavori di Canova, costituisce l'elemento guida di un inedito progetto che enfatizza il rapporto unico tra l'artista moderno e l'arte antica.

 Napoli, dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Canova e l'antico 

Dopo la cerimonia inaugurale del 19 gennaio, si è ufficialmente alzato il sipario su Matera Capitale Europea della Cultura 2019. Al via 48 settimane di eventi che per tutto l'anno accenderanno i riflettori dell'Europa sulla città.

Quattro grandi mostre, appuntamenti con cadenza quasi settimanale, sessanta progetti che spaziano dall'arte alla musica, dalla scienze al teatro, animeranno la città dei Sassi e tutta la Basilicata. Tradizione e innovazione, risorse locali e collaborazioni internazionali all'insegna dell'inclusione e della convivialità, e soprattutto una forte attenzione mirata a valorizzare le bellezze cittadine caratterizzano il programma dell'anno appena iniziato. 

L'anno della capitale europea della cultura

Matera 2019 

Punto di riferimento dell'arte italiana, Arte Fiera è stata la prima fiera d'arte ad aprire  in Italia ed è la prima dell'anno sul calendario artistico. Sotto la direzione di Simone Menegoi, nel 2019 Arte Fiera inizia un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, improntato sul concetto di "selezione". Le gallerie sono state  invitate, per la prima volta, a presentare una selezione ristretta di artisti, scegliendo di privilegiare l'approfondimento e la specializzazione con progetti coerenti dal taglio curatoriale. La Fiera si articola in due sezioni, Main Section che spazia dal  Moderno e dall'arte postbellica fino al contemporaneo di ricerca, e Fotogarfia e immagini in movimento aperta al video.

Bologna, dal 01 al 04 febbraio 

Arte Fiera 2019 

Per la prima volta la Crypta Balbi si apre  all’arte contemporanea ospitando al suo interno una delle opere  in pietra da esterno della statunitense Sarah Sze. La scultura fa parte della nuova serie ideata dall'artista  e si inserisce nell’ambito della personale di Sze in mostra, per la sua prima volta in Italia, alla Galleria Gagosian fino al 12 gennaio. Divisa in due come un geode naturale, la grande pietra in granito intitolata Split Stone (7.34) racchiude un tramonto fotografato dalla stessa artista in un giorno e in un luogo imprecisato. Si conosce solo l’orario: 7.34 ed è per questo che potrebbe tranquillamente trattarsi anche di un’alba. 

L'esposizione è solo il primo di altri appuntamenti. In primavera infatti la Crypta Balbi accoglierà le opere di Riccardo Benassi e Diego Perrone.

Dal 22 novembre al 27 gennaio

La Crypta Balbi apre al contemporaneo

Alla sua settima edizione Bloop International Proactive Art Festival di Ibiza è ormai uno degli eventi più attesi in ambito street art. Il progetto è italiano e ha trasformato l'isola da tempio della movida a luogo di consacrazione culturale per artisti di diverse discipline. Quest'anno il tema centralee changes, ossia i cambiamenti che hanno investito la società contemporanea: valori, stili di vita, politica, tecnologia, ambiente. Oltre 150 gli ospiti internazionali per riconvertire l'isola in galleria a cielo aperto.

Street Art a Ibiza

Bloop Festival 

La bellezza, la magia, la ricchezza dei siti archeologici vesuviani si carica dell'atmosfera notturna per vivere un'esperienza davvero unica. 

Dal 27 luglio al 28 settembre il Parco Archeologico di Pompei, la Villa di Poppea ad Oplontis, lAntiquarium di Boscoreale e la Villa S. Marco a Stabia saranno illuminati, e visitabili, dalle 20.30 alle 23.30.

Sul sito del Mibac tutti i dettagli.

Passeggiate notturne nei siti archeologici vesuviani

Estate a Pompei

Il Polo Museale del Lazio organizza un’iniziativa che vede protagonista una sola opera di Donatello, un prezioso busto in terracotta raffigurante San Lorenzo. L’opera, finora comparsa in mostre temporanee, è posta per circa nove mesi a disposizione del grande pubblico.

Il San Lorenzo, realizzato intorno al 1440 per il portale maggiore della Pieve di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo nel Mugello, è rimasto poi per secoli dimenticato e solo nel 2003 entrando nella collezione di Peter Silverman e Kathleen Onorato, è tornato a far parte del catalogo di Donatello. Per info su orari e costi clicca sul link.

12 luglio 2018 - 28 aprile 2019 Palazzo Venezia - Roma

Donatello